Normal Endline
“Normal endline” è il progetto di un ambiente in cui si relazionano linguaggi espressivi differenti: vengono messi in sequenza e composte immagini proiettate, presenze tridimensionali (busti indossabili di ceramica), brani musicali, rumori, poesie e voci.
L’opera è costituita da un “corpo scenico” unico, in cui i vari elementi strutturali si integrano e si combinano attraverso un organismo temporale continuo: la successione di episodi scenici ha esclusivamente una giustificazione espressiva ed emozionale, senza essere legata alla narrazione e allo svolgimento di una storia. E’ un’opera anti-narrativa, dove non esistono gerarchie di racconto ne di romanzo, ma in cui tutto viene strutturato attraverso il meccanismo dell’impressione e della forza emozionale.
E’ un’opera sull’uomo e sulla sua storia, senza che questo appaia mai in prima persona, ma solo attraverso le sue espressioni e i suoi intimi linguaggi. E’ una riflessione su un uomo che ha smarrito sia l’identità sociale che quella personale, al quale rimane solo il proprio “io” e la capacità di emozionarsi.
“Normal-endline” è una tragedia sul tema dell’uomo, in cui l’unico dramma è la scomparsa della tragedia provocata dalla fine della storia, sostituita da un tiepido stato di ultima normalità.
L’ambiente corrisponde ad uno spazio mentale teorico, in cui mutamenti ottici (busti in ceramica, immagini, illuminazione) e acustici (musiche, poesie, rumori) evocano emozioni e sensazioni nascoste tra coscienza e incoscienza.
L’opera si presenta come un’alternarsi di atmosfere indefinite, dove la combinazione e la successione di scenari accecanti e totalmente bui creano uno spazio incolore.
“Normal-endlline” indaga i meccanismi delle associazioni mentali confrontando immagini sia visive che acustiche: viene creato uno spazio sospeso, immateriale, capace di produrre emozioni attraverso la capacità di evocazione dell’ambiente per mezzo dell’interazione di diversi linguaggi.
Un’analisi sull’uomo, attraverso un flusso continuo di emozioni, espresse attraverso uno spazio-tempo mentale, irreale, e glacialmente normalizzato.
Opera allestita alla discoteca “Plastic”, Milano.
In collaborazione con l’arch. Lapo Lani e Stefano Cesari